Il rapporto elaborato da Symbola e Unioncamere sulla green economy in Italia è finalmente on line e lo potete scaricare al link http//www.symbola.net/html/article/rapportogreenitaly2013 .Molte le notizie interessanti che emergono dalla lettura delle oltre 300 pagine dello studio. Notizie che, come è stato sottolineato da un relatore nel corso della presentazione del 4 novembre scorso a Milano, “rappresentano una botta di vita” nel clima di crisi che ben conosciamo e che proviamo a sintetizzare in questi valori sono aumentati del 6% i fallimenti e i consumi restano in trend negativo (-2%) mentre  sono ormai  4,8 milioni le famiglie italiane in stato di difficoltà.   Ma un messaggio di fiducia arriva proprio dal cuore del sistema economico più di un’impresa su cinque ha scommesso sulla green economy che, percepita come una risposta alla crisi stessa, non ha deluso le aspettative. Chi investe green, spiega il rapporto, “è più forte all’estero il 42% delle imprese manifatturiere che fanno eco-investimenti esporta i propri prodotti, contro il 25,4% di quelle che non lo fanno. Perché oggi green economy significa innovazione il 30,4% delle imprese del manifatturiero che investono in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizi, contro il 16,8% delle imprese non investitrici. E significa redditività il 21,1% delle imprese manifatturiere eco-investitrici ha visto crescere il proprio fatturato nel 2012, tra le non investitrici è successo solo nel 15,2% dei casi.”La green economy ha ricadute positive anche sull’occupazione  “Oggi nell’intera economia italiana (sia privata che pubblica) gli occupati “verdi” – i cosiddetti green jobs – sono più di 3 milioni. Accanto a questi possiamo annoverare altre 3 milioni e 700 mila figure ‘attivabili’ dalla green economy occupati con le carte in regola per lavorare in settori e filiere green. Dal 2008 ad oggi, anche senza contare l’agricoltura, 328mila aziende italiane dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale e risparmiare energia il 22% di tutte le imprese nazionali. Da queste arriverà il 38% di tutte le assunzioni programmate nell’industria e nei servizi 216.500 su un totale di 563.400”. E, cosa davvero  interessante, pare che non tutte le offerte occupazionali trovino facilmente risposta è ancora inadeguata la capacità del sistema formativo di preparare le professionalità necessarie ai progetti di sostenibilità delle imprese.Il rapporto dedica poi specifici capitoli a settori produttivi chiave per la green economy del paese l’agroalimentare, il manifatturiero (legno/arredo, tessile e moda, ceramica, automotive, meccanica e chimica), l’edilizia, i servizi (turismo, grande distribuzione, logistica, certificazioni, consulenze e progettazioni), energia, sistema italiano del riciclo.Il capitolo dedicato al tessile e alla moda presenta esempi e storie di imprese e progetti green avviati e sviluppati nel corso dell’anno inquadrandoli alla luce di fatti importanti come  le azioni di Greenpeace sui brand . Suggeriamo di dedicare qualche minuto a questa lettura, vi troverete idee ed esperienze importanti.Tra le imprese citate quelle che hanno aderito al Catalogo dei tessuti e degli accessori sostenibili presentato a Milano Unica da sustainability-lab 3CCompany, Astarte, Berbrand, Besani, Bottonificio Padano, Canepa, Ditta Giovanni Lanfranchi, Furpile Idea, Kufner Italia, Kuraray Europe,  Lane Bottoli,Lanificio Zignone, Miroglio Textile, Pontetorto, Tessitura Monti, Vitale Barberi Canonico,Zip Gft.

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