Aveva fatto molto rumore nel febbraio scorso fa la comunicazione congiunta di Greenpeace e Gore sull’impegno di quest’ultima all’eliminazione totale dei PFC pericolosi dai propri prodotti entro il 2023. Un unicum nella storia della campagna Detox, che in tutti gli altri casi riguarda impegni su tutte le sostanze chimiche pericolose (ne avevamo parlato qui).

Meno rumorosa ma comunque clamorosa è stata lo scorso aprile la querelle sollevata a tale proposito da Sympatex, la quale, ritenendo “una distorsione della realtà” da parte del colosso concorrente l’attribuzione di contenuti di sostenibilità al “PTFE (teflon) ottenuto con PFC non pericolosi”, e l’esistenza di un “consenso scientifico” a tale riguardo, aveva ottenuto che  la Corte di Amburgo l’ingiungesse a Gore di astenersi da ripetere simili dichiarazioni.

In sostanza, il fatto che il PTFE in sé non figuri infatti tra le sostanze chimiche proibite dalle MRSL dei brand (di area Detox, ZDHC o altre; vedi ad esempio la guida di Chemsec al riguardo), e che ci fosse un (impegno a realizzare un) processo in grado di ottenerlo senza l’uso di alcuni PFC era in definitiva considerato insufficiente a dichiarare la sostenibilità del prodotto.

Sulla questione era intervenuta anche Ecotextile che nel riportare la notizia parlava addirittura di “alternative facts” e chiamava in causa Greenpeace, seppur indirettamente (diversamente da Sympatex, che si pone positivamente verso la campagna e come un “Detox Supplier” verso i brand).

A fianco, la foto che accompagna il post di Ecotextile.

Prevedibilmente, Greenpeace qualche giorno fa è tornata sulla questione pubblicando sul sito dedicato al tema dei PFC di una nuova versione delle Q&AH2&A per chiarire la questione in termini così riassumibili:

1.     Sono considerati “PFC pericolosi” quelli che presentano tutte le seguenti caratteristiche:

– Altamente fluorinati

– Abbastanza piccoli da essere biodisponibili (in genere, con un peso inferiore a 3.000 Daltons)

– Persistenti (metà del ciclo di vita supera i 2 mesi)

2.     Rifacendosi a uno studio di Buck, R.C. et al, classifica i PFC tra polimerici e non polimerici. I primi sono associati ai suddetti PFC pericolosi in due modi principali: a) per degrado; b) per coinvolgimento nel processo produttivo (e inoltre, se ne sono dei precursori)

3.     Perciò, anche se Gore continuerà ad utilizzare PFC altamente fluorinati per prodotti a base di Teflon e per garantire le prestazioni più elevate, se la nuova tecnologia permetterà di non rilasciare PFC pericolosi nell’ambiente anche rispetto agli altri criteri, l’impegno sarà considerato rispettato. Una parte dell’impegno di Gore è proprio quello di fare studi che confermino definitivamente quelli già esistenti, che dimostrerebbero che anche nel caso che le proprie giacche realizzate con le nuove tecnologie finiscano in un normale inceneritore, non vi sarebbe rilascio di “PFC pericolosi”.

Sarà interessante seguire il prosieguo della questione, e non solo per gli inediti e sempre più complessi e imprevedibili scenari che si creano dall’intreccio multistakeholder tra mercato, ONG, ricerca, tribunali e media. La scadenza al 2023 ha introdotto un ulteriore elemento di novità, di interesse più specifico per la campagna Detox: il prolungamento dell’orizzonte oltre al 2020, avvicinandosi il quale molti già si stanno domandando quali saranno gli sviluppi.

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