Le ragioni possono essere così sintetizzate:

* trasparenza verso gli stakeholder, anche sui risvolti non economici collegati o comunque interessati dall’esercizio aziendale annuale;

* analisi e mappatura dell’impronta ambientale aziendale, per una sua successiva gestione in una logica di aumento della sostenibilità;

* “comunicazione CSR” (Corporate Social Responsibility), condividendo le azioni positive a livello sociale ed ambientale;

* maggior chiarezza verso i possibili investitori.

Anche al di là di logiche etiche, che pure dovrebbero essere alla base, l’attuazione della rendicontazione  permette un maggiore controllo dei rischi aziendali da parte degli investitori mentre, al contrario, una mancata rendicontazione delle performance di sostenibilità rischia invece di far perdere investimenti all’azienda: ad oggi si conta che circa il 60% degli asset gestiti da fondi europei incorpora strategie sostenibili, mentre a livello globale circa 60.000 miliardi di dollari sono gestiti secondo i principi dell’investimento sostenibile (Fonte: Sole24Ore – “A Piazza Affari arriva il report ‘green'” di Vitaliano d’Angerio, 9/02/2017).

Direttiva UE 95/2014: dal 2017 nuovi obblighi per le Aziende italiane

Lo scorso 25 gennaio 2017 è entrato in vigore in Italia il D.Lgs. 254/16 (“Attuazione della direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, recante modifica alla direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni”).

Il decreto, che recepisce le indicazioni della sopraccitata Direttiva, riguarda Aziende di grandi dimensioni caratterizzate da:

* un numero di dipendenti superiore a 500 unità,

* (alla data di chiusura del bilancio) uno stato patrimoniale oltre i 20.000.000 di euro o, in alternativa, il totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni pari o superiore a 40.000.000 di euro.

Ai sensi dell’art. 3 del Decreto  tale “dichiarazione individuale di carattere non finanziario” deve essere di approfondimento sufficiente per permettere una chiara comprensione dell’attività di Azienda, del suo andamento, dei suoi risultati e dell’impatto che lei stessa ha determinato.

Le aree di rendicontazione non finanziaria riguardano gli aspetti ambientale, sociale, il personale, il rispetto dei diritti umani, la lotta contro la corruzione (attiva e passiva), e devono descrivere almeno:

a) il modello aziendale di gestione ed organizzazione delle attività dell’impresa ;

b) politiche e risultati aziendali;

c) principali rischi (generati o subiti) nell’ambito delle attività aziendali, con riferimento ai prodotti, ai servizi e ai rapporti commerciali (incluse le catene di fornitura e di subappalto).

Le informazioni non finanziarie devono essere estese almeno a:

Il decreto lascia libertà alle Aziende di scegliere lo standard di rendicontazione, individuando le metodologie di calcolo ed i KPI più significativi e meglio descrittivi delle attività dell’Azienda rispetto agli specifici temi di rendicontazione.

Inoltre  non prevede l’obbligo di certificazione di terza parte delle dichiarazioni delle Aziende, ma  solo la verifica da parte dei revisori contabili in merito all’effettiva predisposizione da parte degli Amministratori di tale dichiarazione.

Non solo le grandi imprese: anche le aziende non sottoposte all’obbligo possono comunque presentare volontariamente una dichiarazione semplificata di carattere non finanziario.

Quantificando e allocando l’impronta ambientale delle varie aree di attività, le aziende possono rendersi responsabili di strategie volte a diminuire l’impatto ambientale e aumentare la resilienza verso i rischi ambientali e climatici. Il decreto si inserisce infatti nella più generale esigenza di misurare e gestire la CO2 eq delle attivitàeconomiche e dei consumi, tematica oggi collegata al tema del  cambiamento climatico.

A questo proposito il 12° Global Risks Report 2017 del World Economic Forum attribuisce infatti al cambiamento climatico un livello di rischio elevatissimo.

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