Come già dichiarato in altri post riteniamo non sia troppo presto per programmare la ripresa delle attività produttive, naturalmente a condizione di mettere in sicurezza gli operatori. Il tema è molto sentito dalle aziende che attraverso i proprio siti ma soprattutto su Linkedin e Facebook ne discutono ed esprimono tutta la preoccupazione che un clima di incertezza può generare.

Siamo andati quindi a verificare cosa pensano le associazioni imprenditoriali che le rappresentano pensino della possibilità di programmare una riapertura della imprese sia per garantire la produzione di mascherine e dpi ma anche per ritornare alle produzioni classiche del ciclo della moda.

Al di là delle richieste di sostegno finanziario su cui non ci soffermeremo, abbiamo preso in considerazioni le posizioni che riguardano le modalità organizzative del lavoro negli stabilimenti.

Partiamo da Confindustria Moda  che rappresenta oltre 65mila aziende italiane e quasi 600mila addetti impegnati nella filiera tessile fashion ma anche pelle, calzature, occhiali, gioielli. La posizione è sintetizzata in un comunicato emesso sabato 4 aprile in cui si ribadisce la necessità di riprendere al più presto le attività produttive, logistiche e distributive, nel rispetto delle misure di sicurezza già definite nel ‘Protocollo condiviso’ del 14 marzo 2020.

Obiettivo difendere la produzione italiana gestendo l’emergenza con 5 soluzioni temporanee:

  1. tutelare i lavoratori più anziani e più a rischio, con altre patologie importanti pregresse,
  2. riaprire le attività economiche con un criterio geografico, privilegiando le attività basate nelle regioni e nelle provincie meno coinvolte dall’epidemia,
  3. cominciare ad autorizzare in via prioritaria e urgente le attività non produttive che nei processi aziendali sono funzionali e necessarie alla effettiva ripresa della produzione (stile,  modellistica e industrializzazione dei prodotti, prototipia e campionature, area vendite, acquisti ecc., servizi generali e sanificazione ambienti),
  4. lavorare ad agosto anticipando le ferie collettive estive,
  5. consentire maggiore flessibilità nel ricorso al distacco di personale da un’azienda (magari in cui perdura la crisi produttiva) all’altra, in cui la ripresa dell’attività potrebbe richiedere un temporaneo maggior impiego di personale.

Ricordiamo che  Confindustria Moda in accordo con CNA Federmoda aveva lanciato nelle settimane scorse un progetto coordinato da  Sportello Amianto Nazionale per la confezione di mascherine e dispositivi di protezione. Obiettivo raccogliere le candidature interessate a riconvertire la produzione. Ad oggi molte le adesioni ma non è chiaro come si stia procedendo.

Confapi, la confederazione della piccola e media industria privata ) attraverso il  suo presidente Maurizio Casasco che oltre ad essere un imprenditore è anche medico,  scrive direttamente al premier Conte una lettera ripresa dalla stampa di questi giorni.

Premesso che si debba ripartire da condizioni di massima sicurezza e incolumità pubblica, la proposta di Confapi  è quella di effettuare mediante test degli anticorpi ‘una politica di censimento degli infetti Covid-19’ per richiamare al lavoro  tutti coloro che saranno risultati negativi o già immuni per via del superamento del virus. Come si legge nella lettera

‘le piccole e medie industrie private italiane, che Confapi rappresenta, sono pronte  a far fronte ai costi per censire i propri dipendenti e seguire i suggerimenti delle Autorità in merito alla sanificazione e sicurezza dei luoghi di lavoro e l’attribuzione di codici di priorità per il ritorno alla vita produttiva’.

Naturalmente precisa il presidente di Confapi, su questo tema ‘l’accordo dei sindacati è fondamentale’. Un approccio che deve aver valenza europea. La proposta è stata avanzata nel corso dell’assemblea straordinaria di Cea-Pme, la Confederazione europea delle piccole e medie imprese che rappresenta oltre un milioni di imprese e 16 milioni di lavoratori, riunite in videoconferenza.

L’idea di disporre le imprese di un kit per lo screening anticorpale, in grado di valutare chi è in grado di tornare a lavoro e chi in via preventiva deve evitare di farlo, è particolarmente innovativa: non è l’istituzione pubblica a farsi carico del test e degli approcci preventivi ma l’azienda. Può far torcere il naso ma a noi sembra possa funzionare.

D’accordo sulla necessità di programmare la riapertura delle aziende anche CNA Federmoda che in una nota sottolinea la necessità

‘che appena allentata l’emergenza si  possa pensare ad una riapertura selettiva del Paese partendo dalle provincie a minor tasso di contagio.’

Poiché l’obiettivo deve essere la presentazione delle collezioni PE 2021 e la consegna dell’AI 2020/2021 CNA suggerisce di spingere l’acceleratore sulle soluzioni digitali

implementando la digitalizzazione delle imprese e in quest’ambito anche attraverso adozione di strumenti per favorire le connessioni attraverso piattaforme su web (b2b, b2c, videoconferenze, presentazioni, video, sfilate, eventi in streaming).’

Non manca inoltre il tema  del privilegiare consumi italiani

‘Per quanto possibile sul fronte normativo dovrebbero essere agevolate le forniture di aziende italiane, con produzioni locali e non di importazione per la PA. In generale, pensiamo che per sostenere la ripartenza si dovranno individuare formule per incentivare il consumo di prodotti italiani e favorire un’economia d vicinato per riportare risorse sul tessuto sociale al fine di far ripartire i consumi’.

Queste ad ogg le posizioni che abbiamo raccolto ma il dibattito sembra destinato ad intensificarsi.

Photo credit: courtesy of Radici Group

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