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Il Covid19 penalizza la filiera globale del cotone

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Il rapporto 2020 pubblicato da ICAC-International Cotton Advisory Committee evidenzia le conseguenze provocate dalla diffusione del coronavirus sulla produzione del cotone negli ultimi mesi. Un quadro preoccupante perché coinvolge direttamente i milioni di lavoratori che nel mondo hanno nel cotone la principale fonte di reddito. A causa della pandemia la produzione globale dell’ultima stagione registrerà infatti un calo dai 25,1 ai 24,3 milioni di tonnellate con una flessione del 7,2%.

Il danno economico per le comunità coinvolte è rilevante e riguarda tanto i contadini quanto la filiera produttiva specie nei Paesi che non destinano risorse al welfare per i lavoratori più esposti. Nel periodo marzo-aprile di quest’anno ad esempio le attività di trasformazione della fibra in Asia hanno subito arresti con segnali di ripresa solo nel mese di luglio.

Secondo ICAC la bassa domanda di fibra causata dai lockdown e dal calo dei consumi fa sì che il cotone disponibile sia sufficiente a soddisfare le richieste dei produttori e i prezzi della materia prima sono pertanto destinati a calare.

Il Covid, si legge nel rapporto ha rappresentato un’ulteriore sfida per il comparto già esposto a contrazioni nella stagione precedente a causa di tensioni commerciali globali.

Per rispondere -in parte- alla situazione di crisi a cui i produttori di cotone sono esposti nelle aree povere del mondo si raccomanda di alternare le colture di cotone con altre colture da food e di intensificare la valorizzazione economica dei sottoprodotti del cotone e degli scarti di fibra (ad esempio linter) in altre filiere produttive in una logica di economia circolare (esempio: produzione di fibra man made a base cellulosica).

Fonte: Icac.org

Foto by Trisha Downing on Unsplash

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